NEWS

Google dichiara guerra alla disinformazione in vista delle elezioni europee

Big G ha diramato le nuove regole con cui affronterà i propagatori di fake news che vorrebbero compromettere il voto europeo tra il 23 e il 26 maggio

Logo di Google al Mobile World Congress del 2017. (foto: David Ramos/Getty Images)

Il 29 gennaio Google ha pubblicato il suo piano per arginare la disinformazione che potrebbe arrivare da interferenze esterne alle prossime elezioni europee di maggio, ed evitare così uno scenario simile al giorno in cui l'Europa si è risvegliata con la Brexit, quando Google ha registrato un picco di ricerche britanniche su parole chiave come “cosa significa lasciare l’Ue“.

La notizia arriva nel giorno in cui la Commissione Europea presenta i risultati dell'adozione del codice di condotta da parte delle big tech Facebook, Twitter, Google e Mozilla. L'adozione da sola però non basta: se queste non dimostreranno di aver fatto quanto richiesto dalla Commissione, questa potrebbe procedere passando dalla soft law (raccomandazioni, buone pratiche, codici di condotta su base volontaria) alla hard law (ovvero direttive e regolamenti). Già ieri Facebook, che teme una regolamentazione in materia, rendeva noto il suo progetto per combattere la disinformazione. Ora è la volta di Mountain View, che ha diramato una serie di misure volte a contrastare il fenomeno.

Cosa sta facendo Google contro la disinformazione
Come Facebook anche Google ha capito che non bastano l'intelligenza artificiale e gli algoritmi per estirpare l'erba cattiva, perciò ha creato un team di persone che, grazie all'aiuto di esperti di vari settori, si occuperà di vegliare sui dati concernenti le elezioni.

Tra i tipi di attacchi che questi team hanno dovuto affrontare, ad esempio, c'è quello dei gruppi che hanno cercato di modificare le indicazioni su Google Maps in modo che gli elettori non potessero trovare il loro seggio elettorale.

Google afferma di stare continuando a migliorare il modo in cui il suo algoritmo fornisce risultati attendibili da fonti fidate, con una maggiore attenzione agli autocompletamenti, ovvero alle parole suggerite dopo le prime che mettete nella barra di ricerca. Ad esempio se scrivete Wired m su Google, lui suggerirà Wired magazine o Wired Milano, poichè molti altri utenti hanno fatto in passato le stesse ricerche. Tuttavia se una notizia falsa prende piede e viene cliccata spesso, in tal caso quando l'utente andrà su Google potrebbe trovarla tra i suggerimenti. Se scriviamo Juncker s, tra i suggerimenti avremo Juncker scarpe video (una nota bufala secondo cui Junker avrebbe indossato due scarpe diverse a un recente appuntamento ufficiale).

Google al momento è in grado di identificare i propagatori di fake news e disabilitare i loro account. Inoltre possono impedire che continuino a monetizzare, se usano il sistema di raccolta pubblicitaria Google Ads. Se infatti alcuni di questi agenti sono governativi e hanno scopi politici – talvolta direttamente di destabilizzare le democrazie occidentali – altri sono spinti da puri interessi economici. Le notizia false infatti stimolano il clickbaiting e quindi fanno guadagnare di più di quelle vere, che richiedono tempo e capacità di analisi.

Quando il team messo in piedi da Google identifica uno di questi attori lo segnala alle altre aziende e alle forze dell'ordine, laddove lo ritiene necessario.

Una difesa concreta dagli attacchi
Consapevole dell'importanza della tutela dagli attacchi informatici, Google fornirà coi programmi Project Shield e Jigsaw una difesa gratuita a quesi soggetti impegnati attivamente nelle elezioni, come siti di informazione indipendenti e Ong, contro attacchi Ddos, ovvero quei casi in cui il server della vittima viene attaccato da bot che cercano di collegarsi alla pagina, rendendola più irraggiungibile. A ciò si aggiunge un training sia di persona che online su come operare in sicurezza.

Trasparenza nella pubblicità elettorale per le elezioni europee
Come Facebook, anche Google ha migliorato i processi di identificazione dei partiti e delle organizzazioni elettorali. Big G chiederà di mostrare prova che l'organizzazione ha base in Europa e mostrerà chi sta pagando un determinato annuncio pubblicitario di contenuto politico. Se funzionasse come promesso potrebbe frenare l'ingerenza di organizzazioni extra Ue provenienti da Russia e Stati Uniti, ad esempio.

Infine, come per gli Stati Uniti, Google metterà a disposizione nei prossimi mesi un report che metterà in evidenza i budget spesi dagli inserzionisti per le diverse parole chiave, sul modello di quanto fatto per le elezioni americane.
Sia Facebook che Google si stanno impegnando molto su questo fronte. Lo fanno sia per mantenere la propria credibilità e garantire che i propri utenti possano continuare a fidarsi nell'usare i loro prodotti, sia perché l'alternativa di una nuova regolamentazione anche su questo tema potrebbe assestare un duro colpo al loro business model. Tra Gdpr e riforma del copyright, difficilmente potrebbero vedere di buon occhio una nuova ingerenza.


Fonte: WIRED.it

 Possiamo aiutarti?