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Un’altra super Luna? Una moda con poca scienza

Il 19 febbraio torna l'ennesima superluna, e sarà la più grande del 2019. Cosa cambierà per l'osservatore? Poco o nulla. Ma allora perché il concetto va tanto di moda?

Pronti per la prossima superluna? L'appuntamento è per il 19 febbraio, e a leggere i numeri sarà di quelle da record. La più grande del 2019, una luna piena a poco meno di 356mila chilometri dalla Terra. Forse, però, è il caso di ammetterlo: l'annuncio inizia a non fare più l'effetto di una volta. Cosa cambia, in effetti, rispetto a qualunque altra luna piena dell'anno? Potremmo citare le solite statistiche, che parlano di una luna il 14% più grande e il 30% più luminosa del normale. Ma la verità è che la differenza si percepirà appena. Non perché la Luna non sia veramente al punto di distanza minimo dal nostro pianeta. Ma perché, come ripetono da tempo moltissimi astronomi, a occhio nudo la differenza è praticamente impercettibile. Non a caso, lo stesso concetto di super Luna non arriva dalla scienza: ad inventarlo infatti è stato l'astrologo Richard Nolle, e per motivi che poco o nulla hanno a che fare con la grandezza della Luna nel cielo notturno. Tanto hype, un po' di pseudoscienza, e poco altro. Ma vediamo meglio perché.

Cos'è la super Luna
Iniziamo da un piccolo ripasso. Cos'è una super Luna? Se diamo retta alla definizione più diffusa, si tratta di una luna piena che occorre quando il nostro satellite è al perigeo, ovvero il punto in cui la sua orbita lo porta più vicino al nostro pianeta. L'orbita lunare è ellittica, e la sua distanza dalla Terra varia tra i 407mila chilometri circa dell'apogeo, o punto di massima distanza, e i 362mila circa (in media, il 19 saranno di meno infatti) dell'perigeo.

Sulla definizione esatta di super Luna, però, esiste una certa confusione. Quando l'astrologo Richard Nolle propose il termine, più di 30 anni fa, sulle pagine della rivista Horoscope, una super Luna doveva essere una luna piena o una luna nuova (quando la luna è completamente in ombra) che avviene quando il satellite è entro il 90% della sua distanza minima dal nostro pianeta. E non è difficile capire dove nasca la differenza, se si pensa al motivo per cui nasce la definizione di Nolle.

Sizigia
La scelta di coniare un nuovo termine nasceva infatti dall'esigenza di rendere più pop il concetto di sizigia, un termine che risale all'antica grecia e si riferisce a una qualunque allineamento tra tre corpi celesti. Un concetto di particolare interesse per l'astrologia, perché, per chi ci crede, gli allineamenti celesti tendono ad avere effetti importanti sulle sorti umane. Parlando della Luna, sia la luna piena che la luna nuova sono esempi di sizigia perché accadono quando Terra, Sole e Luna sono allineati. E trattandosi di un allineamento che riguarda il corpo celeste più vicino al nostro pianeta, i suoi effetti sono particolarmente importanti, almeno a detta di Nolle: l'azione combinata dell'attrazione gravitazionale del Sole e della Luna si farebbe sentire sia su di noi, che sul pianeta.

Non solo con moti di marea particolarmente accentuati. Ma anche con perturbazioni meteo estreme, e persino terremoti, maremoti, e altri eventi catastrofici. Almeno a detta di Nolle: la scienza non ha mai dimostrato che la posizione della luna sia effettivamente in grado di influenzare la sismicità del nostro pianeta, ed è quanto meno improbabile che possa farlo in modo catastrofico. Per l'astrologo Nolle invece si tratta di un fenomeno estremamente reale, tanto che andando a guardare molti dei grandi terremoti e maremoti dell'ultimo secolo, sarebbero avvenuti più o meno negli stessi giorni di una super Luna. Poco importa se di simili allineamenti celesti ne avvengono fino a sei nel corso di un anno, e ci siano quindi ampie possibilità che si presentino in concomitanza di una qualche catastrofe. Per l'astrologo è questa capacità distruttiva a rendere le superlune tanto interessanti. E a guardar bene, è stata proprio una simile coincidenza a rendere famoso il termine a diversi decenni dalla sua invenzione.

Fukushima
L'11 marzo 2011 un terremoto, seguito da un tremendo tzunami, provocarono una delle peggiori tragedie che abbia mai colpito il Giappone: il disastro nucelare di Fukushima. Caso volle che la settimana seguente arrivò anche una luna piena al perigeo, un particolare che non manco di sollevare un certo interesse. Di colpo, “super Luna” capeggiava nei titoli di moltissimi quotidiani di tutto il mondo, un'improvvisa celebrità che ci ha lasciato in eredità un nuovo fenomeno astronomico imperdibile. E basta un'occhiata ai grafici di Google Trends per accorgersi di come l'hype per la super Luna si ripresenti puntuale più o meno ogni anno, ma solo a partire dal 2011.

Cosa cambia davvero
Benché la fama delle super Lune sia frutto del caso, e delle mode, si tratta pur sempre di un fenomeno fisico reale. E allora perché gli astronomi non l'hanno mai considerato particolarmente interessante? Come spiega in un articolo di qualche anno fa l'astronoma Tanya Hill, dell'Università di Melbourne, il problema delle superlune è che non sono poi tanto diverse da qualunque altra luna piena. Almeno per chi si trova ad osservarle ad occhio nudo. Tra l'apogeo e il perigeo luna c'è infatti una differenza di appena 50mila chilometri. La super Luna quindi appare sì più grande e brillante per via della minore distanza, ma la differenza è veramente minima.

Per spiegarlo, l'esperta fa un esempio pratico. Se vi trovaste a osservare la luna di notte, stendeste un braccio e sollevaste un mignolo, vedreste che questo coprirebbe quasi perfettamente il satellite all'interno del vostro campo visivo. Sia la luna piena che il mignolo avrebbero per voi un diametro di 30 minuti d'arco. Nello stesso esempio, una super Luna risulterebbe più grande di poco meno di cinque minuti d'arco rispetto a luna piena tradizionale, e questo per l'osservatore si tradurrebbe in un aumento di dimensioni paragonabile allo spessore di un'unghia. Troppo poco per essere apprezzato da chiunque, a parte forse i più assidui osservatori.


Fonte: WIRED.it

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