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La 17enne Valeria Cagnina: ‚ÄúCos√¨ funziona la mia scuola di robotica‚ÄĚ

'Niente è impossibile' e 'learn by doing' sono tra i principi base della scuola, come Valeria Cagnina ha raccontato a Wired. Dai bambini di 3 anni ai manager d'azienda, ecco come giochi e attività di gruppo possono insegnare coding e robotica

Non √® ancora maggiorenne, ma da quando ha 16 anni gestisce la propria impresa¬†e gira il mondo per parlare di robotica ad aziende e scuole,¬†attraverso corsi di formazione e conferenze. Viene da Alessandria e, dall’et√† di¬†11 anni, ha un’incontenibile passione per la robotica,¬†nata al¬†CoderDojo di Milano, che l’ha portata a¬†essere relatrice al Tedx a 14 anni e, qualche mese pi√Ļ tardi, a diventare senior tester al Mit di Boston.

Valeria Cagnina il prossimo mercoledì 24 e giovedì 25 ottobre sarà anche ospite del Connected Manufacturing Forum, l'evento di Business International/Fiera Milano Media sui trend dell'industria manifatturiera italiana alla Fabbrica del vapore di Milano, di cui Wired è media partner. Con lei un laboratorio organizzato per capire l'importanza della prototipazione, per fare team, unire le competenze e sviluppare il pensiero laterale, divertendosi.

“Ho iniziato ad avventurarmi nel mondo della robotica a 11 anni”, ci ha raccontato Cagnina.¬†“Tutto √® iniziato in una mattina¬†trascorsa in un CoderDojo, quando ho¬†giocato con una pianta digitale in grado di interagire con l'ambiente circostante tramite sensori. Mi √® piaciuto cos√¨ tanto che¬†ho chiesto ai miei genitori di¬†comprarmi un Arduino, e poco dopo seguendo un tutorial su YouTube (in inglese) ho costruito un semplice robot autonomo capace di andare in giro”.

Questa piccola impresa (“a me sembrava una cosa banale”,¬†confessa Cagnina, “ma poi ho scoperto che per i grandi non √®¬†considerato normale saper programmare a 11 anni”) le ha fatto guadagnare la nomina di Digital Champion per il comune di Alessandria a 13 anni, l’anno successivo l’ha portata al Tedx Milano Women e poi a trascorre l'estate a Boston per seguire il progetto Duckietown.

“Al Mit dovevo realizzare un piccolo robot capace di muoversi in una cittadina, rendendo pi√Ļ semplici i tutorial per studenti universitari”, racconta.¬†“Ma soprattutto, girando per i vari laboratori,¬†ho scoperto che l'educazione pu√≤ essere divertente, che si pu√≤ imparare divertendosi e non solo stando dietro i banchi di scuola come si fa di solito in Italia”.

√ą¬†proprio questa esperienza che porta Cagnina ad aprire la propria scuola, a 16 anni. “Inizialmente ero da sola”, spiega a Wired, “mentre oggi insieme al mio socio Francesco Baldassarre abbiamo una squadra di 10 insegnanti e offriamo corsi che spaziano dalla scuola materna alle superiori,¬†fino al team building per le aziende e ai corsi per insegnanti”. Nella scuola non si usano n√© sedie n√© banchi (n√© si indossano scarpe), e i partecipanti diventano i protagonisti del processo di apprendimento, al centro della scena. Le richieste arrivano da tutta Europa (Parigi, Bruxelles, Lussemburgo,…) cos√¨ come dagli Stati Uniti, a iniziare dalla Silicon Valley.

Ma come funziona la scuola? “Il¬†sistema di apprendimento √® basato sul¬†learn by doing, spiega Cagnina, “ossia cerchiamo di stravolgere il metodo scolastico tradizionale, facendo imparare attraverso il gioco e il divertimento¬†anzich√©¬†con lezioni frontali nozionistiche”. La scuola non √® focalizzata sulla costruzione di robot d’avanguardia o sull'invenzione, bens√¨ sull’uso di strumenti comuni per stimolare creativit√† e passione:¬†“conciliamo attivit√†¬†hi-tech e robotiche con¬†altre non tecnologiche”, racconta Cagnina, “perch√© le persone che partecipano agli incontri appartengono a mondi diversi anche molto lontani dalla robotica, perci√≤ mescoliamo la parte educativa con la narrazione, il gioco e lo sport”.

In un laboratorio-tipo, che dura una mezza giornata, le persone familiarizzano con robot che si muovono, volano, camminano sull'acqua o sono in grado di interagire con gli esseri umani. “Continua a¬†stupirmi che ai bambini di 3 o 4 anni si faccia soprattutto colorare, mentre se stimolati con i giusti canali di comunicazione potrebbero gi√† imparare persino un po’ di robotica”,¬†argomenta Cagnina. “Nella maggior parte delle scuole ai bambini e ai ragazzi non si insegnano informatica e robotica, ma si sperimentano solo in qualche progetto occasionale. Il coding invece pu√≤ essere utilizzato come strumento per rendere tutte le materie pi√Ļ interessanti, anche perch√© aiuta a stimolare soft skill come la creativit√†“.

Tra le attività proposte ci sono corsi, laboratori, campi estivi e percorsi nelle scuole, di durata variabile da poche ore fino a una quindicina di incontri. E non si tratta solo di far apprendere la robotica, ma anche il lavoro di gruppo e il cosiddetto reverse mentoring.

Come tutti i percorsi imprenditoriali, anche quello di Cagnina non √® privo di ostacoli. “Quando andiamo in grandi aziende, capita che i manager¬†siano perplessi¬†vedendo che una 17enne e un 25enne siano l√¨ come¬†insegnanti”, spiega.¬†“Poi per√≤ , vinta la diffidenza iniziale, si mettono per terra, si tolgono le scarpe e iniziano a fare le attivit√†”. Meno positivo √® invece il rapporto con la scuola pubblica italiana: “per la mia esperienza, alla scuola in generale non piace che si abbiano attivit√† extrascolastiche o addirittura una propria azienda che determini giorni d’assenza. Per questo ho deciso, per arrivare alla maturit√†, di¬†fare la quinta la privatista, in attesa di entrare nella facolt√† di ingegneria informatica del Politecnico di Milano per la quale ho gi√† superato il test d’ammissione”.

Ci√≤ che traspare di Cagnina, chiacchierando del presente e del futuro, √® anzitutto l’entusiasmo, la positivit√† e la voglia di fare. “Non si¬†potrebbe¬†essere diversamente alla mia et√†”, ribadisce, “e se si √® appassionati si possono realizzare i propri sogni. Mi piace ripetere che solo sul dizionario successo viene prima di sudore“.

Un ottimismo che, ovviamente, riguarda anche la robotica: “√® chiaro che non ho paura dei robot,¬†li vedo come opportunit√† per il futuro, sia in generale sia per il mondo del lavoro. Non √® vero che i robot conquisteranno il mondo, ma √® vero che ci stanno gi√† rubando il lavoro. Per√≤ in senso buono, perch√©¬†svolgono mansioni¬†ripetitive che non piacciono a nessuno, cosicch√© in futuro potremo¬†essere occupati solo in lavori belli”.

Parlando di futuro, uno dei¬†primi progetti nella mente di Cagnina e del collega Baldassarre √® replicare le scuola in altre realt√† e citt√†. Oggi la base resta ad Alessandria, anche se viaggiare dentro e fuori Italia non √® affatto un problema: “spostarsi di continuo¬†mi pare una cosa normale e naturale”, chiosa Cagnina, “anche per merito dei miei genitori, che a 14 mesi d’et√† mi avevano gi√† mostrato 14 Paesi diversi, e che da sempre appoggiano le mie pazzie. A lungo termine, invece, il sogno √® di allargare¬†il panorama d’azione della scuola ad ambiti non solo formativi, includendo anche una vera e propria area di ricerca e sviluppo dedicata alla robotica.


Fonte: WIRED.it

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