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Livorno, Treviglio, cosa si nasconde dietro le tragedie delle esplosioni

Esiste una legge che dovrebbe mettere in sicurezza gli ambienti a rischio evitando tragedie come il paio a cui abbiamo assistito prima di Pasqua. Perché accadono ancora e con troppa frequenza?

Il 20 agosto 1997, presso Blaye, (50 km da Bordeaux), si è verificata l'esplosione di una batteria di silos destinati allo stoccaggio di cereali; nell'evento morirono undici persone (dieci lavoratori e un pescatore che si trovava nelle vicinanze). Fu da allora che si prese realmente coscienza del rischio esplosione per gli ambienti che contengono polveri di diverse sostanze, per lo più organiche. E fu da allora che iniziò un lento processo, durato diversi anni, che ha portato alla redazione ed alla messa in vigore di una nuova Legge sulla sicurezza dei luoghi di lavoro: la Legge ATEX. Questo nome è l'acronimo di ATmosphere EXplosives.

Foto: Wikipedia

La nuova norma, in vigore in Italia dal 2003, prende in considerazione tutti quegli ambienti di lavoro dove si generano polveri o vapori pericolosi. Fra questi ambienti anche quelli in settori pericolosamente insospettabili. Oltre al grano e tutti i cereali, anche gli zuccherifici, le fabbriche di latte in polvere, le falegnamerie, i concimifici, i mangimifici, le ditte che lavorano l'alluminio, alcune industrie farmaceutiche e tante altre.

Però sia chiaro: quella di Blaye non è stata la prima esplosione da polveri. Il rischio di questo genere di incidenti è vecchio come il mondo. Il problema è che le statistiche relative a questi eventi, in età relativamente moderna, sono state spesso falsate da errate perizie investigative. Se una fabbrica esplodeva, era possibile rinvenire fra le macerie bombole di GPL o tubazioni di metano danneggiate. Poiché le conseguenze e le manifestazioni “fisiche” di un'esplosione da polveri e di una da idrocarburi sono le stesse, nei decenni si è risolta l'indagine sotto la voce semplicistica “fuga di gas”. Quindi l'attenzione non era mai stata posta nei giusti confini. Fino, appunto, agli undici morti di Blaye.

La Legge ATEX è concettualmente chiara e semplice. Nel ciclo produttivo di un opificio si accumulano vapori o polveri sottili combustibili? Fine delle congetture. Sapere questo è sufficiente a:
prevedere un ricambio costante con filtraggio dell'aria;
non provocare comunque fonti di innesco;
Fatta questa premessa resto sconvolto dalla settimana terribile che ha preceduto la Pasqua 2018.

Il 28 marzo a Livorno ed il 1 aprile a Treviglio (BG), sono decedute due coppie di lavoratori per la stessa causa. Due esplosioni da polveri. Ora, qualcuno, più o meno preparato in materia, indagherà per stabilire le responsabilità di questi tragici eventi. Comunque vada resta un fatto: i silos sono già tristemente famosi per aver creato nugoli di morti a causa delle esalazioni da anidride carbonica o altri gas di fermentazione. Quando si entra in un silos, anche se è stato svuotato e lavato le precauzioni non sono mai troppe. E a distanza di 15 anni dalla messa in vigore di una Legge “precisa”, ancora morti per esplosioni da atmosfere esplosive.

Magari si sta attenti a non provocare scintille meccaniche o a non tagliare nulla con la fiamma ossidrica. Però poi si entra nel silo con un maglione di “pile”( poliestere con aggiunta di altre fibre, come poliammide, acrilico ed elastane). Il risultato è che si diventa come dei condensatori ambulanti: pronti a creare scintille.
Ci si scorda che le scarpe antinfortunistica sono per lo più isolanti, ossia ci separano dal terreno. Questa precauzione va bene per il 99% dei mestieri, nei quali si rischia di rimanere folgorati. Ma chi lavora con gli esplosivi veri e propri, o con sostanze organiche sospese in aria, deve avere delle scarpe che facciano esattamente il contrario, ossia consentano al corpo di scaricare a terra le correnti statiche.
E, altro problema, anche con gli operatori più coscienziosi c'è la “maledizione del cellulare”.

Siamo tutti talmente succubi del telefonino da pensare persino che sia “contro natura” separarcene anche per pochi minuti. Quindi impossibile  lavorare qualche ora lasciando il cellulare altrove. Risultato? Lo si porta sempre dietro, anche dove non si dovrebbe. Un vecchio spot di successo diceva: “una telefonata ti allunga la vita!”.
Non intendeva negli ambienti ATEX.


Fonte: WIRED.it

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