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5 anime da vedere su Netflix

Netflix vanta una libreria interessante per quanto riguarda l'animazione giapponese: ecco il meglio, tra produzioni originali patrocinate dalla piattaforma digitale, cult, classiche e imperdibili.

La libreria di Netflix, come gli appassionati di cartoni sanno, è piuttosto fornita di film e serie di animazione, specialmente nipponici. L'ultima notizia dispensata dalla piattaforma digitale è la volontà di espandere i mondi della serie cyberpunk Altered Carbon e del blockbuster di fantascienza Pacific Rim adattandoli in anime (quelli che i più chiamano, per l'appunto, cartoni giapponesi). In particolare il secondo – incentrato sulla lotta senza quartiere tra giganteschi mostri alieni (i kaiju) e una forza speciale dell'esercito che li combatte dentro enormi robot (gli jaeger, dal tedesco Jäger, “cacciatore”) si rifà a due gloriosi e tradizionali generi nipponici (i filoni capitanati da Mazinga e Godzilla). Dedicata a chi ha un debole per tutto ciò che anime, la nostra cernita degli anime imperdibili reperibili sulla piattaforma: per chi ama i mostri e i cyborg, la fantascienza e il fantasy e l'horror, tra produzioni originali Netflix e classici, ecco il meglio con cui fare binge-watching.

1. Cowboy Bebop

È tra i più bei (per qualcuno è il più bello) anime della Storia. Cowboy Bebop, space opera ambientata in un futuro prossimo (siamo nell'anno 2071) un po' western un po' fantascienza distopica, si concentra su un gruppetto di cacciatori di taglie intergalattici (se vi viene in mente Firefly di Joss Whedon è a ragion veduta) che vagano tra una colonia e l'altra del sistema solare popolata dei pochi umani scampati a una pioggia di meteoriti abbattutisi sulla Terra che li ha sterminati come i dinosauri. Questi sono l’autodistruttivo Spike Spiegel – prototipo postmoderno dei malinconici detective dei noir che si sono lasciati rovinare la vita dalla femme fatale di turno – il nerboruto Jet Black, la procace imbrogliona Faye Valentine, la piccola hacker Edward e il corgi senziente Ein. Cowboy Bebop (Bebop è il nome della nave spaziale dei cinque) è musicata (ed è probabilmente la colonna sonora più bella di tutta l'animazione giapponese) da Yoko Kanno (la stessa del mistico score di Macross Plus) e prodotta dallo storico Studio Sunrise responsabile di classici nipponici come City Hunter, Daitarn 3 e Gundam. Piena di nostalgia, amarezza e di un senso di solitudine cosmica, è una riflessione sul peso del passato e dei ricordi permeata di pessimismo cosmico, tanto che molti la considerano una sorta di Blade Runner dell'animazione. Vi spezzerà il cuore ma va visto.

2. Batman Ninja

Prodotto da Warner Bros, questo gioiello dell'animazione fonde il meglio della cultura fumettara occidentale con quelle orientale, prendendo un personaggio iconico come il Cavaliere oscuro e spedendolo nel Giappone feudale dei samurai e dei ninja. Infatti, mentre sta come al solito combattendo contro i villain di Gotham che entrano ed escono dall'ospedale psichiatrico criminale Arkham Asylum, Batman si ritrova, inspiegabilmente, catapultato in un passato medievale. Qui sono arrivati, prima di lui, Harley Quinn e il Joker; quest'ultimo si è acclimatato diventato un signore locale che ha subito messo al bando la sua nemesi. Il character design (il “look” dei personaggi) è affidato a Takashi Okazaki di Afro Samurai (vuol dire che è sensazionale); l'iconografia di Batman Ninja è tra le più memorabili del decennio, un mix sapiente di delicate scenografie ispirate ai disegni giapponesi del tempo e di modernità, e il livello di animazione è avanzatissimo. Batman, pesce fuor d'acqua che non può fare affidamento sui suoi gadget ipertecnologici (almeno non quelli digitali, essendo finito in una realtà “analogica”) e sulla dimestichezza ambientale (creatura metropolitana, è spiazzato dalla mancanza di tetti e grattacieli su cui appollaiarsi) deve adattarsi in fretta alla sua nuova condizione prima che il Joker – particolarmente agile in questa versione e con un outfit da daimyō (signore feudale) tra i suoi migliori – e i suoi accoliti lo annientino. Bellissimo.

3. L'attacco dei giganti

Ispirato a un popolarissimo manga (fumetto giapponese) di Hajime Isayama, è stato adattato in una serie (trasmessa in Italia anche su Rai 4) subito diventata anche in Italia un cult. Realizzata dalla Production Ig, eccelsa casa di produzione nipponica che ha sfornato capolavori come Ghost in the Shell: Stand Alone Complex, L'attacco dei giganti è un horror ambientato a metà del IX secolo in un mondo dove l'umanità è stata (letteralmente) divorata dai titani. Tre ragazzini – il vendicativo Eren, la protettiva guerriera Mikasa e l'intelligentissimo Armin – le cui vite sono state distrutte dall'avvento dei titani (“kyojin”) si arruolano nell'esercito per contribuire a respingere i mostri che premono sui muri difensivi, ovvero le tre cinte murarie Wall Maria, Wall Rose e il Wall Sina che proteggono i sopravvissuti al genocidio nei ridottissimi territori non ancora devastati. Il character design, in particolare dei giganti, è molto bello e originale: agli ebeti kyojin dai corpi molli e lenti che costituiscono la maggioranza della specie titanica si affiancano spettacolari giganti guerrieri veloci e feroci. Violenta, spaventosa e curiosa nell'associare scenografie pittoresche e solari a scene trucide e splatter, questa serie originalissima è a tratti davvero agghiacciante e se non lesina sull'horror, non lo fa neanche sulla psicologia adolescenziale dei traumatizzati protagonisti (Eren è un po' lo Shinji Ikari della situazione, per chi ricorda Neon Genesis Evangelion). Saltando gli spoiler, le analogie con il menzionato cult animato degli anni '90 si sprecano – basti aggiungere che questi gigantesche e feroci creature hanno una modalità berserk con “sorpresa” – e L'attacco dei giganti è un must degli anime di Netflix.

4. Devilman Crybaby

Originale Netflix, si ispira ai personaggi creati dal Maestro Gō Nagai (uno dei padri del fumetto giapponese). La piattaforma digitale ha più volte, in tempi recenti, patrocinato reboot, remake, sequel e trasposizioni live action di pietre miliari dell'animazione giapponese, da Bleach a Blame passando per Death Note e Castlevania (che, a essere, precisi, si ispira a una serie di videogame). Devilman Crybaby riscrive la storia di Akira Fudo, un teenager insulso e buono che viene posseduto da uno dei demoni più potenti dell'inferno. Incredibilmente, a differenza delle vittime umane il cui corpo è stato occupato da diavoli minori, Akira riesce a mantenere il controllo e non lasciarsi sopraffare dalla volontà del mostro, diventando Devilman. La serie, che nella seconda parte prende una curiosa piega da war movie e vanta un finale bellissimo e malinconico, segue Devilman nella sua lotta contro i diavoli per proteggere l'umanità dai diavoli. È diretto dal geniale Masaaki Yuasa, che prende i tratti grezzi e i colori opprimenti del cartone animato degli anni '70 e li trasla in una grafica psichedelica stranissima e affascinante dai colori fluo.

5. Death Note

Serie particolarmente amata negli Usa dell'animazione giapponese (che in Italia debuttò su Mtv) ispirata all'omonimo manga di Tsugumi Ōba illustrato da Takeshi Obata, che ha generato un franchise immenso tra fumetti, versioni live action (di cui una, orrenda, patrocinata proprio da Netflix), romanzi, videogiochi, merchandise e addirittura musical. La storia di questo thriller psicologico fuso con altri generi come il poliziesco, l'horror, il fantastico e il satirico prende spunto dall'esistenza di un quaderno mistico che provoca la morte di chiunque il cui nome viene registrato sulle sue pagine. Lo strumento magico, cui sottende un elenco di regole precise e rigidissime, cade sulla Terra dalle mani del diabolico shinigami (demone traghettatore di morti) Ryuk e finisce in possesso del liceale Light Yagami. Tra il ragazzo e l'orrenda divinità (che va matta per le mele e curiosamente somiglia all'attore Wille Dafoe) si instaura un rapporto ambiguo, ma mai perverso e ossessivo quanto quello che ci sviluppa tra Light, deciso a sterminare tutti i criminali del pianeta tramite intervento soprannaturale, ed Elle, enfant prodige dell'investigazione emaciato e sovrumanamente intuitivo (e incapace di stare seduto in modo appropriato, è perennemente appollaiato come un corvo) deciso a catturarlo. Dark, parabola morale a volte imperscrutabile, Death Note è un cult della Madhouse, la solida casa di produzione che ha anche firmato Trigun, Hellsing, One Punch Man, anch'essi disponibili su Netflix.


Fonte: WIRED.it

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