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Festival di Sanremo, 5 fra le edizioni più bizzarre della storia

Fra le varie annate della kermesse ce ne sono state di davvero peculiari: da quella condotta dai figli di a quella condotta da Simona Ventura senza big in gara

Uno degli sport nazionali, o meglio nazional-popolari, preferiti dagli italiani è quello di criticare il festival di Sanremo. L’evento televisivo più seguito dell’anno raduna attorno a sé pubblici talmente diversi che il disappunto su questo o quell’aspetto è inevitabile. Eppure lo si continua a seguire fedeli ormai da 69 anni e anche l’edizione in corso, firmata nuovamente da Claudio Baglioni assieme a Virginia Raffaele e Claudio Bisio, polarizza le posizioni. Ma se guardiamo alla storia recente della kermesse troviamo delle annate, più o meno di successo, che hanno lasciato il segno per la loro indubbia bizzarria. Eccone alcune.

Edizione 1989: Quella coi figli d’arte

http://www.youtube.com/watch?v=1fOiebazbJo

Quando ancora le raccomandazioni non erano lo spauracchio di questo paese, la proposta di vedere sul palco dell’Ariston i quattro figli di altrettanti personaggi famosi parve quasi una buona idea. In realtà quell’anno il conduttore ufficiale doveva essere Renato Pozzetto, ma l’attore comico si ritirò all’ultimo momento. Nell’impossibilità di trovare all’ultimo un altro presentatore disposto ad accollarsi l’impresa, la Rai decisa di lanciare allo sbaraglio appunto Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi, inizialmente pensati nel ruolo di valletti (fra gli interventi comici anche quelli di Beppe Grillo).

I quattro fecero del loro meglio ma le papere a ripetizione, le incertezze e la totale inesperienza attirarono le critiche di un pubblico inferocito. Ciononostante la finale di quell’anno raggiunse uno share di oltre il 75%, la terza più vista nella storia del festival. Vinse una signora canzone come Ti lascerò di Anna Oxa e Fausto Leali, fra gli emergenti si distinse invece Paola Turci con Bambini. In gara quell’anno anche Mia Martini con Almeno tu nell’universo.

Edizione 1997: L’improbabile trio

Nella gara fra i due conduttori inossidabili del festival, ovvero Pippo Baudo e Mike Bongiorno, sicuramente quest’ultimo può vantare la palma di uno dei festival più strani mai andati in onda. Alla sua undicesima e ultima conduzione (Baudo lo superò negli anni successivi arrivando a 13), il presentatore italoamericano si fece affiancare da Valeria Marini e Piero Chiambretti. Chiambretti passò quattro serate appeso a un filo nella veste di angelo, mentre nella finale indossava i panni del diavoletto: memorabile il momento in cui, dall’alto dei cieli, sollevò la gonna di una fintamente imbarazzata Marini.

Anche a livello musicale ci furono delle sorprese destinate a lasciare il segno nella cultura pop: nella categoria dei big vinsero i relativamente sconosciuti Jalisse con Fiumi di parole, che dopo questo successo tornarono nell’ombra; fra le nuove proposte invece fu la volta di Paola e Chiara che s’imposero con Amici come prima. Ma fu anche l’anno di altri brani rimasti nella storia come E dimmi che non vuoi morire di Patty Pravo, Laura non c’è di Nek, Confusa e felice di Carmen Consoli, A casa di Luca di Silvia Salemi, ma soprattutto Papa nero dei Pitura Freska.

Edizione 1999: La prima di Fazio (con Dulbecco)

http://www.youtube.com/watch?v=RmQfSg67kbQ

Reduce dal successo di Quelli che il calcio ma soprattutto di Anima mia in coppia con Claudio Baglioni, a Fabio Fazio fu affidata la conduzione della 49esima edizione di Sanremo. Fiero delle sue contaminazioni intellettuali, il presentatore volle a tutti i costi farsi affiancare da Renato Dulbecco, già premio Nobel per la medicina nel 1975, e da Laetitia Casta, che incarnava un tipo di bellezza non usuale per il palco dell’Ariston. Doveva partecipare anche lo stesso Baglioni, che si defilò per “perplessità artistiche”, non sapendo che il suo momento sarebbe arrivato 19 anni dopo.

La coppia Fazio-Dulbecco, sebbene inizialmente sgangherata, dimostrò alla fine il proprio affiatamento. Anche gli ospiti decisamente insoliti, da Michail Gorbavec a Neil Armstrong passando per il regista Michael Moore, aiutarono a scombinare una rigida sacralità che negli anni era stata imposta dal canone baudesco. A vincere quell’anno fu Anna Oxa con uno dei suoi brani divenuti immortali, Senza pietà, mentre fra i giovani primo arrivò Alex Britti con Oggi sono io.

Edizione 2004: Simona Ventura senza i big

Nel 2004 la Rai decise di affidare la direzione artistica del festival a Tony Renis: questa e altre prese di posizione originarono forti disaccordi con le case discografiche, che si rifiutarono quell’anno di mandare in gara nomi di spicco. Si ritirò anche il conduttore inizialmente designato, Paolo Bonolis, e quindi solo ai primi di gennaio fu dato l’incarico a Simona Ventura, che si ritrovò a preparare la kermesse in meno di due mesi e a dover gestire una competizione senza grandissimi cantanti di rilievo. L’impresa fu comunque portata a casa, grazie agli interventi comici di Gene Gnocchi, Paola Cortellesi e Maurizio Crozza, gli sfavillanti abiti Dolce e Gabbana e un miracoloso intervento di Adriano Celentano nella serata conclusiva.

Nonostante gli sforzi immani, l’edizione fu la seconda meno vista della storia di Sanremo, superata in una serata perfino dal Grande Fratello. Vinse L’uomo volante di Marco Masini, ma in gara si ricordano (o forse no) nomi come Dj Francesco, Linda, Bungaro, Pacifico, Simone, Veruska. L’edizione di Ventura (terza donna nella storia a condurre il festival dopo Goggi e Carrà e prima di Clerici) rimane comunque un gioiello di assurdità televisiva, che oggi nell’epoca dei meme avrebbe fatto ancora più faville.

Edizione 2006: Panariello e Povia

Nel 2006 la conduzione e la direzione artistica di Sanremo furono affidate al comico toscano Giorgio Panariello. A fianco a lui Ilary Blasi e Victoria Cabello: le due, forse allora ancora un po’ troppo acerbe per un palco così complesso, lanciarono però definitivamente la loro carriere in quell’occasione. La non completa riuscita di quell’edizione, però, piazzatasi come la quarta meno vista della storia, rappresentò una notevole battuta d’arresto per Panariello, sebbene sia ritornato negli ultimi anni al suo successo.

Ma a parte tutto, questo festival passerà alla storia per aver consacrato uno dei cantanti più discussi degli ultimi anni: Povia. A dir la verità la responsabilità va data all’edizione 2005 di Bonolis, in cui venne però squalificata I bambini fanno oooh per non essere completamente inedita. Un anno dopo il cantante partecipò invece e vinse con Vorrei avere il becco. Questo capolavoro, il cui testo recita “Camminerò come un piccione a piedi nudi sull’asfalto / Chi guida crede che mi mette sotto / Ma io con un salto all’ultimo momento / Volerò ma non troppo in alto” lanciò definitivamente la carriera del futuro cantore del pensiero gialloverde.


Fonte: WIRED.it

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